Che stessi tornando a casa lo si capisce già in aeroporto ad Amsterdam, dove i numerosi italiani e soprattutto veneti presenti... parlano. Sì, parlano. Dopo un anno in una terra dove tutti si ignorano, concentrati sui loro gioiellini tecnologici, e dove nessuno ti rivolge manco uno sguardo in metropolitana, mi trovo circondata da persone che parlano. Per niente, per lo più. Perché gli italiani sono tuttologi, si sa. Loro sanno a che velocità partirà l'aereo, sanno tra quanti anni Venezia affonderà definitivamente, sanno che temperatura c'è a 5.000 metri, sanno che rotta farà l'aereo e qual è quella strada che si vede adesso proprio adesso dal finestrino. L'unica cosa che non si chiedono è: a chi gliene frega una ceppola, di queste informazioni?! Certo non a me, che devo sorbirmi 2 ore di volo dopo 24 insonni sentendo fior fior d'idiozie a 20000 decibel.
Welcome, to wherever you are
I racconti, i sogni, le speranze, i pensieri.. di tutto un po', per chi crede che Someday I'll be Saturday Night!
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Elenco # 4 - Le prime volte
...previa censura di quelle che non vorresti pubblicare su internet.
- Cucinare, bruciare i cibi, esaminare i °F, calcolare le calorie, congelare cibi.... insomma, tutto quello che circonda quell'anfratto misterioso chiamato cucina.
- Tutto ciò che ha a che fare con la didattica consapevole e spesso sotto osservazione. Insegnare ai bambini, insegnare inglese, insegnare in Skype, giocare a Snakes and Ladders. E chi più ne ha più ne metta.
- Fare il bucato, usare l'asciugatrice, lavare a mano. E ringraziare la praticità degli elettrodomestici canadesi, moooltooo più intuitivi di quelli italiani.
- I cibi asiatici, di tutti i tipi, e quelli internazionali in genere.
- Le pancakes a colazione, con gli ashbrowns. Un po' troppo perfino per me.
- Le cupcakes. Un delitto non averle in Italia.
- Lo sciroppo d'acero: ringrazio i canadesi, rifiuto l'offerta e vado avanti. Nulla di speciale, anzi.
- Vivere indipendentemente, una scoperta. Che mi piace tantissimo, specialmente quando ho la libertà di decidere di non pulire o non fare il bucato :-).
- L'homestay. Anche qui, una volta basta e avanza.
- Il volo transoceanico e il jet lag. Tengo il primo, rifiuto il secondo. Il volo è anche divertente, le notti insonni molto meno.
Elenco # 3 - Le cose che ho imparato
- A cucinare..... beh vabé più o meno...
- A usare la lavatrice, la lavastoviglie e il forno..... anche su quest'ultimo, più o meno....
- Scrivere chiaramente alla lavagna.
- Fare lezioni one-to-one.
- Fare lezioni a gruppi di studenti.
- Guardare film e telefilm su internet.
- Scrivere assignments in inglese... e lesson plans, e tests, e via dicendo...
- Fare i bagagli.... hahahahaha no dai questa è stracciatamente falsa.....
- A non sentire il freddo, o non tanto quanto prima.
- Ad abbinare i vestiti e adeguarli alla temperatura esterna...... sì come no........
Qualche mente acuta dall'occhio di lince noterà l'assenza di "stirare". Perché sapevo già farlo. Più o meno. E anche perché per un anno non ho mai stirato una volta. Beata sia Santa Asciugatrice!!
Elenco # 1 - I motivi per cui tornare in Canada
Istigata da Roberto Saviano e Fabio Fazio, comincio qui una serie di elenchi, manco fossi ospite a "Vieni via con me". Primo elenco: i 10 motivi per cui tornare a visitare il Canada.
- Gli Artscape Wychwood Barns. Non so cosa siano, so solo che per un anno ho sentito la voce del tram annunciare la fermata Wychwood e poi segnalare questo luogo d'interesse, urge scoprire di che cavolo si tratta.
- Halifax. Vergognoso non essere stata sull'oceano, lo so. Ma ditelo ad Air Canada, mica sono Donald Trump io.
- Vancouver. Grandissimo rimpianto, aver rinunciato a Vancouver, Capilano Bridge e Victoria, ma l'ho fatto per lavoro e non me ne pento. Mi toccherà tornare -e nel frattempo, ditelo pure ad Air Canada che manco qua mi chiamo Donald Trump!!
- Vedere un musical. Il sogno irrealizzabile sarebbe vederlo all'Elgin Theatre, ma mi accontenterei di un prezzo abbordabile per qualunque altro teatro. No, non accadrà a breve.
- Terroni / La Bettola. Italiana vergognosa, non ho mai provato questa storica catena di ristoranti che -guarda caso- offre cibi dell'Italia meridionale e pizze a dir di tutti molto buone. Toccherà tornare.
- Red Lobster. Una catena di ristoranti di pesce molto rinomata, anche qua toccherà tornare.
- I ristoranti etnici cubani, ecuadoreñi, salvadoreñi, colombiani, e chi più ne ha più ne metta.
- La Poutinerie (non è una parolaccia) e il Gladstone Café, compagni di tanti viaggi in tram, mi hanno sempre fatto curiosità.
- Il TIFF. Il Toronto Film Festival, perché quest'anno c'avevo il CELTA, ma tornerò da brava VIP-stalker professionista.
- Horseriding in Niagara. Manco a dirlo, posso non tornare a cavalcare al tramonto lungo il Niagara e campeggiare arrostendo hotdog e marshmallows sul falò?! Giuro, c'è chi li organizza questi tour. Peccato averlo scoperto troppo tardi.
DdV 23 - Discorrendo

Ieri, in occasione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, abbiamo festeggiato con una cena immersiva di Tutorino -l'ultima mia in Canada- alla quale mi è stato chiesto di tenere un discorso. Dalla preparazione per il discorso ne è nato un articolo pubblicato su La Stampa e tanta commozione, riporto di seguito più o meno il testo del discorso:
DdV 22 - In mancanza
La data esatta del mio ritorno in Italia deve rimanere un segreto per la maggior parte delle amiche che mi aspettano, ma è inutile negare che ormai la data è prossima o forse addirittura imminente o magari già passata. È quindi tempo di bilanci, e di fare la conta delle cose che mi mancheranno e quelle che invece no, abbandono volentieri.
DdV 21 - Moonlight & Valentino
Io sono Luna, è il 14 febbraio, vado a vedere un altro concerto dei Bon Jovi. Potevo forse scegliere un titolo diverso da quello del film che vede protagonista Jon??!
Il tempo è clemente - 5° o 6° SOPRA lo zero!! -, ho appena finito di piangere come una fontana guardando 127 Hours, bellissimo film, e procedo alla BonJovestizione con la storica maglietta a maniche lunghe e la felpa Reyer -due passioni in una. Mi avvio con l'Ipod nelle orecchie che spara tutte le mie canzoni preferite, il cielo blu cobalto e le nubi rosse che neanche un quadro di Van Gogh. Sono felice come mai a San Valentino, mi gusto il classico hot dog pre concerto e mi avvio al mitico Air Canada Centre, incontrando pure la mia vicina di casa che vedrà il concerto dai piani alti.
DdV 20 - Appartenenza
Fuori sono -20°, ottima ragione per non uscire, e in internet mi guardo le ultime puntate di "Che tempo che fa" dall'Italia tutte incentrate sulla Fiat e sul referendum-ricatto. Per risollevarmi il morale apro poi una cartella sempre presente nella mia mail, si chiama "Dialoghi" e raccoglie tutte le mail più interessanti e letterariamente più stimolanti che io e altri abbiamo scritto nel corso degli anni. La apro con un intento preciso, quello di andare a leggere le mail che scrivevo a 17 anni, piene di "x" e "k" e piene di entusiasmo, rabbia ed energia per i miei primi incontri con il mondo.
DdV 19 - Lo Spirito dei Natali Passati
Piacere, Luna Scrooge. Non credo sia una cosa recente, il mio odio per il Natale. Cioè. Intanto, da piccola significava stare a casa da scuola, e a me studiare piaceva tanto. Secchiona purosangue, eccomi qua. Poi c'era lo stress dell'albero (e ad anni alterni, pure il Presepe): religioso silenzio mentre Pa' srotolava le luci e altrettanto religiosamente bestemmiava a pieni polmoni perché qualcuna non funzionava. E poi cercava di spiegarci perché alcuni fili funzionavano anche se una luce era rotta e altri no... misteri della corrente a fili paralleli o quella roba là. Poi parolacce e urla belluine se non mettevamo le palline più grosse vicino al tronco, e lamenti selvaggi se l'albero era vero (dev'essere successo solo due volte, credo) perché spargeva aghi di pino ovunque. Insomma, 'na penitenza.
DdV 18 - In excelsis Deo
Non si accettano correzioni sul titolo, considerato che ho speso 2 ore a decidere quale fosse la forma giusta. Se poi le desinenze sono a casaccio, il pensiero è quel che conta.
La giornata inizia parlando di funerali. No, non è colpa del mio atavico pessimismo o della bufera di neve o di qualche altra tragedia, ma solo di scambi interculturali tra me e Toy, la giapponese. Perché se in Italia vige un monotono monoteismo cattolico, in Giappone hanno più fantasia e libertà di pensiero. Infatti quasi tutti sono buddisti. E si vestono di bianco e nero (rosso e giallo sono i colori tibetani), e vegliano il corpo tutta la notte mangiando sushi in compagnia (del morto, s'intende). Poi lo cremano e fanno i funerali al tempio. Si spende l'ira di Dio (no scusa, l'ira di Buddha) per fiori, bara, urna, e nome. Sì, nome. Perché quando qualcuno muore, gli si assegna un nuovo nome. E' il monaco a decidere il nome, in base ai soldi che gli sono stati dati. Poi parliamo di privacy, spiritualità e comportamenti mafiosi. Presente il pizzo??!
DdV 17 - Il laccio delle scarpe
"The people you've touched,
the way you've touched them
I hope they've touched you too,
'cause in this life it's hard to tell
what's false and what is true."
Non mi ricordo quanti anni avevo, forse cinque o sei, forse quattro addirittura. Inseguivo Ma' come un'ombra, laccio alla mano, implorandola di insegnarmi a farmi il nodo alle scarpe.
DdV 16 - La vita è adesso
A Toronto è il giorno di Ognissanti, ma per i canadesi è soltanto il giorno dopo Halloween. Ieri si è vista la prima neve -sì, in ottobre!!- ma dopo poco ha smesso perché la temperatura è scesa sotto lo zero -sì, sempre in ottobre!!! Perciò al Walmart faccio scorta di calze pesanti "in puro bambù".... .... .... che non hanno denari come in Italia, e nemmeno taglie, bensì vanno per peso "40-49 kg" o "50-59 kg" neanche fossero pannolini che cacchio!!!
DdV 15 - Nuovi orizzonti
Da un po' sto trascurando il mio blog, e me ne scuso con chi, allarmato dalla mia assenza, mi ha scritto accorati appelli per avere nuove dalla Terra della Foglia d'Acero. La mia non è stata pigrizia, ma -come i miei colleghi ex-masterini sanno perfettamente- una full-immersion nei meandri dell'insegnamento della lingua inglese, che mi ha fatto perdere ore di sonno ma non chili ahimé, visto l'abbondare di Nutella, e mi ha conferito ufficialmente il titolo di Ticcia dell'anglica favella.
DdV 14 - Nella Padania canadese
Dopo aver preparato Foulie (la valigia) con lo stretto necessario, mi avvio a tarda sera alla fermata del tram, destinazione: pullmann. Destinazione del pullmann: Québec, la regione dei secessionisti canadesi. Appena arrivata alla fermata, il dubbio mi assale: su quale dei TRE pullmann dovrò salire?! Il dubbio viene fugato da Brit, “la negra” come verrà ribattezzata dalle mie compagne di viaggio spagnole: seguimi, sei con me! Così mi accomodo, braccialetto da viaggio di gruppo al polso, e cerco la posizione adatta a dormire durante il viaggio... ricerca che si protrae per TUTTO il viaggio, tenendo il meritato riposo a debita distanza.
DdV 13 - Ticcia
Con Rui è stato amore a prima vista. Poco importa se è fidanzato, e con una poliglotta per giunta. Sì perché Lei parla "un'altra lingua europea". Ah, sì? E quale? L'italiano? No. L'inglese? Ovvio che parla l'inglese, siamo in Canada! No, un'altra. Ok, allora il francese? Lo spagnolo? Il tedesco? Il russo? No,no. Ah ecco! Il taiwanese!
DdV 11 - La giornata tipo
La domanda più frequente che mi è stata fatta da oltreoceano è: "ma spiegami, com'è la tua giornata tipo?". Domanda vasta, non c'è che dire. Dunque, la mia giornata tipo comincia verso le 9.30, quando le coinquiline sono uscite per andare a scuola ed io mi alzo per fare colazione, facendo lo slalom sulle tavole di legno del pavimento e riuscendo puntualmente a calpestare quelle più scricchiolanti, per la gioia di MM. Poi inizia la seduta quotidiana di psicanalisi delle persiane. Sì, perché le persiane americane sono delle specie di tendine che si tirano per abbassarle e si tirano lo stesso per riavvolgerle, ma le mie non sono tanto portate a riavvolgersi. Perciò raggiungono quasi il pavimento, prima di convincerle che il loro destino in questo mondo è anche quello di riavvolgersi, di giorno. Una delle due ha preso la sua missione sul serio, e adesso si riavvolge di colpo in piena notte, di sua spontanea volontà. Sigh.
DdV 10 - Waka Waka fever
30 giorni fa più o meno, io ballavo davanti al pc cercando d'imparare le mosse sinuose di Shakira. La nonna Holly invece chiamava a casa: "scolta qua, ma a ti te funsiona ben a teevision?! Aaaaahhhh bèèèènn pòòòò, mi go sto ronzio continuo come se ghe fusse e mosche, par altro!! E perché pò no vedo Totti?? E come mai i se suga e man su pal cueo, che no xe gnanca educato?!" È cominciata la Coppa del Mondo, e la nonna è tarata sulla versione CT nazionale, col problema degli infortuni e delle fastidiosissime vuvuzelas, le trombette sudafricane.
DdV 9 - Orgogliosamente
"Poi c'è anche quella roba là...." La mia avventura al primo Gay Pride in vita mia comincia così, con la mia padrona di casa MM che ci annuncia gli eventi della settimana, e snobba un ritaglio di giornale color arcobaleno. "Se volete andare a vedere quella parata di culattoni, assicuratevi di cospargervi di spray insetticida. Perché sarà pieno di malati di HIV, e nessuno l'ha mai provato, ma chi ti dice che l'HIV non si trasmetta con le punture di zanzara?" Dopo un notevole sforzo per non ridere, non piangere, non inorridire... e in ciascuno di questi casi, non sputare il boccone o non soffocarmi, ho annuito con partecipazione e sono salita in camera mia. Ad offrirmi come volontaria per il Toronto Pride 2010. Il giorno dopo, ho ricevuto una telefonata che mi ha assegnata alla Parata, come "sign carrier", con la cortese richiesta di vestirmi di bianco.
DdV 8 - Cascando
Ero molto curiosa di viaggiare finalmente in un famosissimo pullmann Greyhound. Salvo scoprire che è nient'altro che un pullmann, solo che c'è disegnato un segugio grigio. La stazione dei pullmann è triste e grigia come nei film, il bigliettaio ci mette il suo tempo per capire la pronuncia italiana... sì perché "niagara" in italiano non suona come "naiègra" in inglese, no, meglio tenerlo a mente. La gente è già in fila alla corsia, e le allegre coppie con infante al seguito stanno già saltando la fila, al solito. Ci si divide: i bravi clienti diretti a NYC salgono su un pullmann enorme, noi si sale su un pullmann più piccolo perché siamo solo i poretti diretti alle cascate.
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