Welcome, to wherever you are

I racconti, i sogni, le speranze, i pensieri.. di tutto un po', per chi crede che Someday I'll be Saturday Night!

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DdV 15 - Nuovi orizzonti

Da un po' sto trascurando il mio blog, e me ne scuso con chi, allarmato dalla mia assenza, mi ha scritto accorati appelli per avere nuove dalla Terra della Foglia d'Acero. La mia non è stata pigrizia, ma -come i miei colleghi ex-masterini sanno perfettamente- una full-immersion nei meandri dell'insegnamento della lingua inglese, che mi ha fatto perdere ore di sonno ma non chili ahimé, visto l'abbondare di Nutella, e mi ha conferito ufficialmente il titolo di Ticcia dell'anglica favella.

DdV 14 - Nella Padania canadese

Dopo aver preparato Foulie (la valigia) con lo stretto necessario, mi avvio a tarda sera alla fermata del tram, destinazione: pullmann. Destinazione del pullmann: Québec, la regione dei secessionisti canadesi. Appena arrivata alla fermata, il dubbio mi assale: su quale dei TRE pullmann dovrò salire?! Il dubbio viene fugato da Brit, “la negra” come verrà ribattezzata dalle mie compagne di viaggio spagnole: seguimi, sei con me! Così mi accomodo, braccialetto da viaggio di gruppo al polso, e cerco la posizione adatta a dormire durante il viaggio... ricerca che si protrae per TUTTO il viaggio, tenendo il meritato riposo a debita distanza.

DdV 13 - Ticcia

Con Rui è stato amore a prima vista. Poco importa se è fidanzato, e con una poliglotta per giunta. Sì perché Lei parla "un'altra lingua europea". Ah, sì? E quale? L'italiano? No. L'inglese? Ovvio che parla l'inglese, siamo in Canada! No, un'altra. Ok, allora il francese? Lo spagnolo? Il tedesco? Il russo? No,no. Ah ecco! Il taiwanese!

DdV 12 - I've seen a million faces, and I rocked them all



Chi non è appassionato dei Bon Jovi può saltare questo post, non ne soffrirà di certo.
Invece Tu, Fedele Lettore che continui a leggere nonostante sappia già l'argomento, ecco la cronaca del secondo concerto di quest'anno, il sesto in assoluto, della rock band più.... più che ci sia.

DdV 11 - La giornata tipo

La domanda più frequente che mi è stata fatta da oltreoceano è: "ma spiegami, com'è la tua giornata tipo?". Domanda vasta, non c'è che dire. Dunque, la mia giornata tipo comincia verso le 9.30, quando le coinquiline sono uscite per andare a scuola ed io mi alzo per fare colazione, facendo lo slalom sulle tavole di legno del pavimento e riuscendo puntualmente a calpestare quelle più scricchiolanti, per la gioia di MM. Poi inizia la seduta quotidiana di psicanalisi delle persiane. Sì, perché le persiane americane sono delle specie di tendine che si tirano per abbassarle e si tirano lo stesso per riavvolgerle, ma le mie non sono tanto portate a riavvolgersi. Perciò raggiungono quasi il pavimento, prima di convincerle che il loro destino in questo mondo è anche quello di riavvolgersi, di giorno. Una delle due ha preso la sua missione sul serio, e adesso si riavvolge di colpo in piena notte, di sua spontanea volontà. Sigh.

DdV 10 - Waka Waka fever

30 giorni fa più o meno, io ballavo davanti al pc cercando d'imparare le mosse sinuose di Shakira. La nonna Holly invece chiamava a casa: "scolta qua, ma a ti te funsiona ben a teevision?! Aaaaahhhh bèèèènn pòòòò, mi go sto ronzio continuo come se ghe fusse e mosche, par altro!! E perché pò no vedo Totti?? E come mai i se suga e man su pal cueo, che no xe gnanca educato?!" È cominciata la Coppa del Mondo, e la nonna è tarata sulla versione CT nazionale, col problema degli infortuni e delle fastidiosissime vuvuzelas, le trombette sudafricane.

DdV 9 - Orgogliosamente

"Poi c'è anche quella roba là...." La mia avventura al primo Gay Pride in vita mia comincia così, con la mia padrona di casa MM che ci annuncia gli eventi della settimana, e snobba un ritaglio di giornale color arcobaleno. "Se volete andare a vedere quella parata di culattoni, assicuratevi di cospargervi di spray insetticida. Perché sarà pieno di malati di HIV, e nessuno l'ha mai provato, ma chi ti dice che l'HIV non si trasmetta con le punture di zanzara?" Dopo un notevole sforzo per non ridere, non piangere, non inorridire... e in ciascuno di questi casi, non sputare il boccone o non soffocarmi, ho annuito con partecipazione e sono salita in camera mia. Ad offrirmi come volontaria per il Toronto Pride 2010. Il giorno dopo, ho ricevuto una telefonata che mi ha assegnata alla Parata, come "sign carrier", con la cortese richiesta di vestirmi di bianco.

DdV 8 - Cascando

Ero molto curiosa di viaggiare finalmente in un famosissimo pullmann Greyhound. Salvo scoprire che è nient'altro che un pullmann, solo che c'è disegnato un segugio grigio. La stazione dei pullmann è triste e grigia come nei film, il bigliettaio ci mette il suo tempo per capire la pronuncia italiana... sì perché "niagara" in italiano non suona come "naiègra" in inglese, no, meglio tenerlo a mente. La gente è già in fila alla corsia, e le allegre coppie con infante al seguito stanno già saltando la fila, al solito. Ci si divide: i bravi clienti diretti a NYC salgono su un pullmann enorme, noi si sale su un pullmann più piccolo perché siamo solo i poretti diretti alle cascate.

DdV 7 - Sightseeing Toronto

La fase iniziale di un trasferimento all'estero, come mi insegna Hofstede, è la fase del turista. Bene, quindi vediamo di godercela in pieno. Ho già assaporato gli odori e la confusione di Chinatown, alla quale si accede attraverso una porta col dragone; ho già visto l'aquapark in lontananza, all'Ontario Place, e la casa medievale nei pressi del porto, dedicata ai tornei in costume e alle cene medievali. Ma adesso è tempo di fare sul serio, e acquistare il Toronto Pass: ho nove giorni di tempo per visitare le cinque attrazioni principali della città, pronti partenza via.

DdV 6 - Primi giorni in Canada (no Mac, no party)

Parto da Philadelphia guardando incuriosita il lustrascarpe in aeroporto, e spiando che diavolo starà facendo di tanto importante il mio vicino, incollato al blackberry. L'arrivo a Toronto è molto rincuorante: in meno di mezz'ora sono già in taxi, col visto in tasca... altro che States! Noto subito il verde che abbonda, le strade residenziali che sfociano nelle grandi arterie commerciali, e so che difficilmente sbaglierò nel rientrare a casa: il cartello "REMOVE YOUR SHOES" è visibile da chilometri di distanza. Apprendo subito le numerose regole di MM, la mia padrona di casa: via le scarpe, chiudere a chiave la porta quando si esce, cena alle 18.30 con cibi di tutti i colori, niente asciugamani sul letto e niente elettricità prima delle 9 della sera! Gulp. L'accompagno a fare la spesa, e noto l'ironia canadese -un po' british- sui finestrini del bus: "Spostarsi verso il retro dell'autobus, grazie" recita il primo, e il secondo "beh, magari UN PO' PIU' indietro, GRAZIE!". Scopro inoltre che non esistono i pulsanti, per prenotare la fermata: bisogna tirare un cordino di gomma che sembra un filo elettrico, e corre lungo tutte le pareti del bus. In autobus e al supermercato non sento parlare inglese, tranne che da MM: sento russo, francese, italiano (dialetti più che altro), portoghese, spagnolo... salvo poi passare all'inglese per rivolgersi agli sconosciuti. E' un primo assaggio del melting pot che il Canada è riuscito a creare nel tempo.
Al terzo giorno in Canada, nemmeno il tempo di abituarmi alla quantità di aglio e paprika nelle pietanze di MM, il mio Mac si arrende al cambio di voltaggio e muore. Lo porto al Maccospedale, ovvero l'Apple Store, dove i commessi comunicano tra loro attraverso i Macbook, e la cassa si apre con un Iphone. Mackie viene ricoverato, e io mi ritrovo completamente spiazzata. Non potendo comunicare attraverso il computer, mi piomba addosso tutto lo shock che non ho vissuto finora, il distacco da casa e dai miei cari. Allo stesso tempo però, mi sento in sintonia con Toronto, sento ancora che niente può andare storto e che tutto accade per una ragione. Comincio il mio pellegrinaggio alla ricerca di un lavoro, dalla Dante Alighieri (spiacenti, ma sa...), alla gelateria Novecento in Corso Italia, agli annunci online per lezioni d'italiano, a chi più ne ha più ne metta. Le istituzioni italiane sono a dir poco disinteressate al destino dei connazionali in vacanza-lavoro, e sì che invece dovrebbero essere loro a promuoverci! Mah. La sera mi consolo con una passeggiata sul lungolago. In autobus c'è un gruppo di ragazzacci, che qui vuol dire "ragazzi che mettono i piedi sopra i sedili dell'autobus" salvo poi spostarsi, scusandosi, quando accenno a volermi sedere... proprio dei teppisti!!! Tra l'altro, sono in sei e di sei razze diverse: asiatici, est-europei, nordafricani, sudamericani, afroamericani... di nuovo, il melting pot made in Canada. Lo spettacolo del lago di sera è incredibile: l'aria fresca, la temperatura ideale, i parchi e la CN Tower sullo sfondo. Oltre a me ci sono ragazze che fanno jogging, persone che passeggiano, il tutto ai margini di quelle che non sono strade, ma autostrade coi marciapiedi ai lati.
Ho sempre amato le città sul lago, e Toronto non fa eccezione. Qui ci si sente al sicuro, non ci si può perdere (perché se non altro, la CN Tower fa da punto di riferimento) e la rete di trasporti è talmente efficiente, puntuale e sicura da sbalordirsi a sentire chi si lamenta -come MM, per dirne una- di dover aspettare 5 minuti per un autobus! Mi appresto a fare amicizia con questa città, e mi preparo ad esplorarla in lungo e in largo.