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I racconti, i sogni, le speranze, i pensieri.. di tutto un po', per chi crede che Someday I'll be Saturday Night!

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Lezione di cucina spagnola in Andalusia: vlog di viaggio

Nick decide di sorprendermi con una lezione di cucina spagnola privata, tra le montagne andaluse, con una vera chef. Vi racconto com'è andata nel mio ultimo vlog, e come sempre potrete vedere alcune foto dell'esperienza su Instagram.




Andalusia on the road: vlog di viaggio

A cavallo tra il 2022 e il 2023 abbiamo noleggiato una macchina e siamo andati a scoprire la costa meridionale della Spagna, con queste tappe: Marbella - Malaga (per Capodanno) - Gibilterra - Tarifa.

Ecco qui il vlog del viaggio, su Instagram potete vedere alcune foto di questa avventura!


Prime due settimane in Andalusia: vlog di viaggio

Finalmente arrivano i vlog dalle settimane trascorse in Andalusia: dal viaggio in treno fino alla pioggia torrenziale e ai contrattempi sotto Natale, venite con me in questa avventura!



Una settimana a Madrid: vlog di viaggio

Comincia da Madrid la mia avventura in Spagna: una settimana di pioggia, amiche ritrovate, borseggiatori e tanto cibo tipico! Godetevi il video con il resoconto dettagliato:




Diario dalla quarantena

È un momento surreale nelle vite di tutti noi - dove "noi" include la maggior parte degli abitanti del pianeta.
Una pandemia che mai si era vista da quando siamo nati; restrizioni alla nostra libertà che mai avremmo immaginato. In tanti confrontano la situazione attuale con l'inizio del film "Avengers: Endgame", 5 anni dopo lo "snap" che ha vaporizzato metà della popolazione mondiale. Nel film, i nostri eroi e le persone comuni si stanno lentamente adattando alla nuova realtà, incluso vedere la natura che torna a prendere possesso. E quando, in questi giorni, vedo video dei canali di Venezia trasparenti e popolati da branchi di pesci, o altri video di delfini al molo di Trieste, non posso non pensare alle "balene nell'East River" menzionate nel film.
Io sono una delle poche, fortunatissime, persone che già lavoravano online prima dell'epidemia - la mia vita è cambiata ben poco. L'invito a #stareacasa era già realtà per me da mesi, anche se la mia "casa" è cambiata varie volte. Questo comporta che ho avuto contatti limitati con altre persone, e ho rischiato meno di infettare ed essere infettata.
Una nota stonata è la lontananza da Nick e dalla California - distanza fisica, ma anche mentale che solo ora comincia a ridursi, man mano che anche negli USA
cresce la consapevolezza della gravità della situazione. Non so quando avrò la possibilità di viaggiare di nuovo, e anche quando dovessero concedere agli italiani di viaggiare, chi si fida ad andare negli USA?! Di certo non ho abbastanza soldi da permettermi di ammalarmi lì!
Ad ogni modo, cerco di rispettare una routine quotidiana - è più semplice, dovendo / potendo comunque lavorare, - leggo e guardo serie TV, cucino e videochiamo le amiche per "aperitivi" virtuali. Al momento esco solo una volta alla settimana, per fare la spesa e buttare le immondizie, e questi sono i momenti in cui apprezzo la libertà che in questo momento ci è tolta.
Credo che questo, se non altro, possa essere un risvolto positivo in questa tragedia: tornare ad apprezzare tutto quello che diamo per scontato nella vita di tutti i giorni. Dalla possibilità di respirare a pieni polmoni, al calore del sole sulla pelle al vento nei capelli, dalla possibilità di baciare e abbracciare i nostri cari alla libertà di andare a mangiare una pizza con gli amici o a prendere il sole in spiaggia.
Io faccio il possibile per mantenere il buonumore, e quando posso lavoro all'esterno, nello scoperto di casa mia; cerco anche di aiutare come posso, per esempio ordinando un pasto a settimana a domicilio... sosteniamo chi ancora lavora in questo periodo! Questo periodo passerà, e speriamo sia un mezzo di evoluzione e consapevolezza verso un mondo migliore!

Me Myself & Mackie

"Animista senza speranza di redenzione," mi definiva mio papà da bambina.
Eh sì, mi sono sempre affezionata agli oggetti, spesso più che alle persone. Avevo un mondo popolato di peluche parlanti, muri che mi proteggevano, perfino lampioni che si accendevano al mio passaggio (no, non proprio sempre, ma quando riuscivo a collegarmi telepaticamente, ovvio).

2 su 3 mesi negli USA: disavventure mediche

Sembrava troppo bello, trascorrere tutto il soggiorno senza intoppi, no?!
Beh, si dà il caso che giovedì scorso abbia deciso di trascorrere il pomeriggio in spiaggia, dato che ancora non l'avevo fatto da quando sono qui. Ho inforcato la mia BoliDiamond portando il telo, la crema solare, il libro e del lavoro da fare... insomma, ero prontissima! Col senno di poi, forse avrei dovuto portare anche del repellente contro gli insetti, ma è andata così.
Arrivata sana e salva in riva all'oceano, per prima cosa ho notato dei cartelli di divieto di balneazione che mi hanno un po' stupita: ma come, siamo in California e non posso fare il bagno nell'oceano?!

Non proprio. I cartelli avvisano che ci sono acque di scolo che scaricano in zona, perciò se vuoi nuotare lo fai a tuo rischio e pericolo... considerando che l'acqua dell'oceano è comunque gelata, vorrà dire che non farò il bagno stavolta!
Legata BoliDiamond e disteso il mio telo, mi sono messa in costume in riva all'oceano e sembrava tutto perfetto, salvo alcuni sciami di insettini che volavano continuamente a bassa quota, ma non ci ho fatto troppo caso. Mentre ero distesa a pancia in giù, a un certo punto ho sentito un fastidio sulla coscia destra, ma pensavo fosse la sabbia o il telo, mosso dal vento; come ho potuto constatare, si trattava invece di un insetto, probabilmente un'ape, che con il mio movimento ha deciso di pungermi.

Quello accanto al mio dito è il pungiglione
Dopo aver estratto immediatamente il pungiglione - per questo penso fosse un'ape - sembrava solo una brutta puntura, tanto che sono rimasta ancora in spiaggia fino al tramonto e non ho accusato dolori oltre al prurito. Tornata a casa, la zona era arrossata ma non sembrava ancora troppo grave... trascorse 24 ore, la situazione andava peggiorando, ormai quasi tutta la coscia era arrossata e gonfia nonostante usassi del ghiaccio per calmare l'irritazione. Nel frattempo sono andata a cercare i documenti dell'assicurazione medica fatta a suo tempo, della durata di un anno: ovviamente, era scaduta mercoledì, il giorno prima della puntura!
Conoscendo il sistema sanitario americano, ero tentata di anticipare il volo di ritorno in Italia - sarebbe sicuramente costato meno di un viaggio al pronto soccorso! Nick invece ha avuto un'illuminazione: esiste un servizio online (ah, la tecnologia!!) di consulto medico che non richiede l'assicurazione, e può prescrivere anche medicine. Domenica, quindi, mi sono collegata con una gentilissima dottoressa che ha esaminato le foto della gamba e mi ha fatto tutta una serie di domande per escludere malattia di Lyme e altre patologie più gravi, concludendo che la puntura aveva fatto infezione e forse un principio di reazione allergica, e prescribendomi antibiotici e antistaminici.
La prescrizione è stata inviata direttamente alla farmacia più vicina, dove non mi hanno chiesto documenti d'identità ma solo generalità e data di nascita; al momento di pagare, mi hanno anche chiesto se volessi fare la tessera fedeltà... ho declinato l'offerta, ma scommetto che in Italia la vorrebbero fare in tanti!
Adesso avrei bisogno di un portapillole, con tutto quello che sto prendendo: l'antibiotico 4 volte al giorno a stomaco pieno, lo yogurt probiotico per proteggere lo stomaco, l'antistaminico una volta al giorno, le vitamine una volta al giorno... un lazzaretto!! In compenso, tutto questo - inclusa la visita virtuale - mi è costato un totale di 66€ solamente, quando una visita al pronto soccorso parte dai 200-300$ quando hai l'assicurazione.
Sono molto fortunata che non mi sia successo nulla di più grave, e di sicuro terrò d'occhio molto di più le scadenze dell'assicurazione, in futuro!

PS-Vi risparmio le foto della puntura, perché fanno davvero impressione, ma sta guarendo!
Entrambe queste foto le ho scattate dopo la puntura, segno che non stavo male!

2 su 3 mesi negli USA: un weekend a Portland

Dato che sembra brutto stare a casa per troppo tempo, abbiamo deciso di trascorrere un weekend lungo ad agosto a Portland, dai nostri amici che abitano lì.
Portland è in Oregon, quindi sempre sulla costa ovest, ma molto più a nord di Ventura, e per arrivarci abbiamo preso due voli, quattro ore in tutto. Rispetto ai voli internazionali, volare all'interno degli USA è una passeggiata: basta mostrare il documento una volta, controlli velocissimi, arrivo senza ulteriori controlli, che sollievo rispetto alle 2 ore per uscire dall'aeroporto quando arrivo dall'Italia!
Portland è una città molto piacevole: è hippie, ecologista, alternativa... c'è perfino una serie tv "Portlandia" che prende in giro questi stereotipi, dicendo che Portland è la città dove "i giovani vanno in pensione" e vivono come dei vecchi 😅. Il clima ad agosto era caldo e soleggiato, ma in realtà piove tantissimo, quindi d'inverno non è altrettanto piacevole. I nostri amici hanno una casa immersa nella natura, con un orto dove coltivano verdura e un giardino ricco di piante e fiori dove i due gatti e il cane amano gironzolare. Siamo andati a fare una gita a Silver Falls, un parco fuori città dove ci sono una dozzina di cascate, con delle formazioni rocciose talmente grandi che si può camminare dietro le cascate, bellissimo!
Sulla strada per arrivare al parco abbiamo visto tante "Christmas tree farms", ovvero piantagioni di abeti da vendere come alberi di Natale; qui infatti la tradizione è di avere alberi di Natale veri, che poi vengono lasciati sul bordo della strada alla fine delle festività e vengono riciclati come legna da ardere o per altri usi. Ma abbiamo visto anche piantagioni di alberi per i pali del telefono! I tralicci delle linee telefoniche infatti sono spesso tronchi d'albero altissimi, per ragioni che nessuno ha saputo spiegarmi per ora, ma immagino siano più economici che costruirli in altri materiali.
Nei giorni successivi abbiamo trovato il tempo per esplorare Portland, la sua libreria immensa e le sue sale giochi (dove abbiamo speso i quarters), io e la nostra amica ci siamo godute un super massaggio in spa, e abbiamo provato i diversi piatti tipici che offre la città. Una sera, dopo il massaggio, abbiamo cenato in un'ex scuola elementare: dopo essere stata chiusa, è stata comprata da un imprenditore che ha trasformato i locali in un hotel e numerosi bar, lasciando molti degli arredi originali... un'atmosfera affascinante e a tratti inquietante!
L'ultimo giorno è invece stato dedicato alla gita a Seattle, tre ore di macchina a nord: Nick infatti ha convinto il gruppo a seguirlo nella sua esplorazione di negozi di videogiochi vintage. Seattle è la città di Kurt Cobain e dei Nirvana, perciò ancora più alternativa e underground di Portland. Abbiamo visitato il mercato, famoso per il pesce ma dove io ho trovato dell'ottimo tè e dove abbiamo assaggiato i piroshki, dei calzoni ripieni di salmone affumicato davvero buoni! Tra l'altro, vicino al mercato c'è anche la prima sede al mondo di Starbucks, ma la fila era davvero troppo lunga per entrare!
Dopo il mercato, abbiamo cominciato il tour dei negozi di videogiochi, dove Nick ha trovato una consolle Nintendo 64 e dove anch'io mi sono divertita a spendere quarters per giocare ai videogiochi come da bambina, solo che non c'erano i gettoni né le 500 lire.
Insomma, sia Portland che Seattle ci sono piaciute, ma probabilmente d'inverno sarebbe molto diversa la faccenda. Certo, entrambe meritano almeno un passaggio, anche per chi non ama i videogiochi e i fumetti, garantisco!